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Lo sai che lo stress ha effetti negativi anche sulla salute della bocca?

Lo sai che lo stress ha effetti negativi anche sulla salute della bocca?

Eccesso di lavoro, pressione psicologica, difficoltà personali, familiari o economiche: sono tutte cause di stress che, nel lungo periodo, ha effetti negativi sulla salute generale. Gli effetti negativi dello stress sulla salute, infatti, non risparmiano neppure i denti e la bocca. Come si manifestano e cosa fare, lo spiegano gli esperti di Odontoiatria Milano SMILE CENTER. Lo stress può manifestarsi in molti modi: forti mal di testa, tachicardia, problemi di ipertensione, bruxismo, cioè digrignare i denti (anche di notte) e secchezza della bocca. Inoltre, durante un periodo di stress molto intenso, si è più inclini a mangiare quello che capita, alcuni a fumare o abusare di alcolici, altri a ridurre l’attenzione per l’igiene orale. «Nei periodi di forte stress – commentano gli specialisti – spesso non si tempo o voglia di curare l’alimentazione. Purtroppo, la carenza di verdure fresche in favore di cibi pronti, pizza, biscotti, eccetera, aumenta il rischio di malattie parodontali, ovvero delle strutture quali gengiva e osso che sostengono il dente. Anche l’assunzione di alcol e bevande zuccherate e gassate, di difficile digestione, possono causare stomatiti, cioè infiammazioni del cavo orale. Infine, anche mangiarsi le unghie o masticare cibi molto duri per scaricare la tensione e ansia, ad esempio, possono provocare fratture o lesioni dei denti. Senza dimenticare però gli effetti deleteri del fumo che, da solo, è già un fattore di rischio per la salute delle gengive e aumenta il rischio di parodontite oltre che attaccare lo smalto dei denti». Gli effetti dello stress sulla salute della bocca Il forte stress, accumulato magari a causa di intenso periodo di lavoro o di impegni familiari, può essere il diretto responsabile di alcuni disturbi della bocca. «Uno dei disturbi più comuni nelle persone stressate – spiegano gli esperti – è il bruxismo. Chi ne soffre digrigna o sfrega involontariamente i denti durante le ore di sonno, consumandoli e affaticando la mandibola. Inoltre, la secchezza orale, causata da una minore produzione di saliva, effetto dello stress, può rendere più difficile la masticazione e la digestione, aumentando il rischio di reflusso gastroesofageo che e rigurgiti acidi che possono danneggiare i denti. Questo a sua volta espone anche a una maggiore rischio di sviluppare gengiviti e parodontiti». Attenzione a non trascurare l’igiene orale Molte volte lo stress porta le persone a trascurarsi, nell’aspetto fisico ma anche nella cura della propria persona. Una tendenza che può riflettersi anche sull’igiene orale, che riveste un ruolo molto importante nella prevenzione del rischio di carie e di malattie parodontali. Attenzione quindi a non dimenticare le due regole d’oro per mantenere i denti e la bocca in salute: spazzolare i denti almeno 2-3 volte al giorno usare collutori naturali non aggressivi per evitare che i tessuti della bocca si indeboliscano Odontoiatria Milano SMILE CENTER  tel. 02 87188124 – Corso Lodi 49, 20137 Milano Seguici su Facebook 

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Denti, come scegliere lo spazzolino più adatto?

Denti, come scegliere lo spazzolino più adatto?

Di spazzolini ne esistono tanti tipi: morbidi, medi, duri, ergonomici, antiplacca, tradizionali, elettrici con testina tonda, doppia, eccetera. Come si fa a scegliere quello più adatto e che soprattutto garantisca una corretta igiene orale? I consigli degli esperti di Odontoiatria Milano SMILE CENTER. «La prima cosa importante da valutare nella scelta di uno spazzolino – spiegano gli specialisti – è la tipologia e la durezza delle setole. Quelle più adatte, che non rischiano di irritare le gengive, sono le setole arrotondate di consistenza media. Gli spazzolini con setole morbide, infatti, non rimuovono correttamente i residui di cibo, mentre quelli con setole dure rischiano di danneggiare le gengive con la loro eccessiva durezza. Inoltre, bisogna prestare attenzione che lo spazzolino possieda una certificazione, come ad esempio quella dell’American Dental Association o dell’Unione Europea, contraddistinto dal bollino CE. La certificazione garantisce che lo spazzolino abbia la necessaria qualità per essere utilizzato in sicurezza e che rispetti determinati standard». Gli spazzolini elettrici sono efficaci? Oltre agli spazzolini tradizionali, da tanto tempo sono ormai in commercio anche quelli elettrici, che nel corso degli anni sono stati perfezionati e che oggi sono diventati più pratici e diffusi. «L’igiene e la salute del nostro cavo orale – continuano gli esperti – possono essere curate anche con gli spazzolini elettrici: i più adatti sono quelli che puliscono i denti con un movimento oscillatorio-rotatorio. Rispetto agli spazzolini tradizionali, l’utilizzo degli spazzolini elettrici ha il vantaggio di far risparmiare tempo e di avere una maggiore durata, ma non sono così facili da usare come si pensa. Il miglior modo di pulire i denti con lo spazzolino elettrico, infatti, è di inclinarli verso l’esterno, avendo cura di non esercitare una pressione omogenea su tutto il dente». Spazzolini per i denti, come conservarli e pulirli? Lo spazzolino serve per pulire i denti, ma bisogna ricordarsi che, a sua volta, deve essere pulito e igienizzato di tanto in tanto per evitare il rischio che si trasformi in un ricettacolo di batteri. «Innanzitutto – concludono gli esperti di Odontoiatria Milano SMILE CENTER- lo spazzolino, una  volta usato, dovrebbe essere pulito immergendolo per circa 4-5 minuti in poca acqua con Amuchina o in alternativa dell’acqua ossigenata. Successivamente deve essere asciugato, soffiando sulle setole oppure utilizzando della carta assorbente. Infine, bisogna sempre ricordarsi di coprirlo con il suo cappuccio di plastica per proteggerlo dal contatto con l’esterno o da eventuali batteri». Odontoiatria Milano SMILE CENTER  tel. 02 87188124 – Corso Lodi 49, 20137 Milano Seguici su Facebook 

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Mamme e figli che crescono e diventano indipendenti. Come gestire la sindrome del "nido vuoto"

Mamme e figli che crescono e diventano indipendenti. Come gestire la sindrome del “nido vuoto”

Quando i figli giungono all’età dell’adolescenza e cominciano a diventare più indipendenti, per molte mamme può subentrare un periodo di crisi. È la cosiddetta sindrome del “nido vuoto”, una condizione che può creare tensioni e ansia. Ma gestirla senza traumi è possibile. Ne abbiamo parlato con gli esperti di I-Medical Center Group. I figli, crescendo, non hanno più la necessità di essere costantemente accuditi e seguiti in ogni momento e i rapporti, soprattutto con l’età dell’adolescenza, possono diventare complicati. «È proprio quando comincia a mancare questo essere indispensabili che le mamme possono sentirsi meno richieste e necessarie – spiegano gli specialisti -. E’ la cosiddetta sindrome del “nido vuoto”, un periodo che può essere di forte crisi di identità. Alcune madri possono interpretare questo desiderio di indipendenza che accompagna l’adolescenza come un segno di ingratitudine o di delegittimazione del loro ruolo. In realtà si tratta di un normale desiderio dei figli di trovare una loro individualità, sicurezza e indipendenza emotiva: fa parte del normale e indispensabile percorso di sviluppo personale». Vivere il distacco con serenità, non come un castigo La fase della crescita dei figli dovrebbe essere affrontata concedendo ai giovani il giusto spazio per esprimere la propria personalità e trovare la loro identità. Un momento che può tuttavia essere complicato da gestire per alcune mamme, soprattutto se il legame che si è instaurato durante l’infanzia è molto profondo. «Alcune madri – spiegano gli esperti – possono interpretare questo atteggiamento come un rifiuto o un castigo, ma andrebbe invece vissuto con serenità perché si tratta di una fase necessaria. Le mamme possono continuare in ogni caso a prendersi cura dei propri figli che continueranno, anche se in modo diverso, ad avere bisogno di loro e allo stesso tempo sfruttare questo periodo per riprendersi i propri spazi, coltivare i propri interessi, dedicarsi maggiormente alla propria attività lavorativa e perfino ritrovare la complicità con il partner».

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Stress da rientro? Ecco cosa fare per combatterlo

Stress da rientro? Ecco cosa fare per combatterlo

Anche la fine delle ferie e il rientro al lavoro possono essere fonte di grande stress. Gli inglesi chiamano “post vacation blues”, quella malinconia e lieve depressione che ci assale dopo le vacanze estive. Cosa si può fare per combattere lo stress da rientro? Lo spiegano gli esperti di I-Medical Center Group. Ansia, incapacità a concentrarsi, disturbi del sonno, irritabilità: sono tutti possibili sintomi dello stress da rientro, che colpisce tante persone giovani e adulti. «Il ritorno alla routine, il lavoro arretrato che si è accumulato, i problemi quotidiani possono sopraffare e far scattare una depressione- affermano gli specialisti -. Per combattere lo stress da rientro, uno dei consigli è tornare a casa qualche giorno prima, per riprendere le attività quotidiane in modo graduale. Infatti, anche dover correre per “fare le lavatrici”, pulire casa, comprare i libri per la scuola o fare la spesa, possono risultare attività che scatenano attacchi di ansia. Anche la ripresa dell’attività lavorativa non dovrebbe essere traumatica: bisognerebbe evitare di lasciarsi travolgere, e vivere i primi giorni di rientro al lavoro con un atteggiamento di non urgenza». Un “nuovo inizio” dopo le ferie Il rientro a casa anticipato rispetto all’inizio del lavoro, può essere l’occasione per fare qualcosa di nuovo: far piazza pulita delle cose vecchie o inutili, realizzare qualche desiderio di cambiamento, iniziare un nuovo hobby o riprendere l’attività sportiva preferita (un’occasione anche per rimettersi in forma dopo gli stravizi delle vacanze). «Nuovi stimoli sono importanti e fissarsi degli obiettivi aiuta a gestire lo stress – continuano gli esperti -. L’importante è porsi obiettivi realmente raggiungibili, magari suddividendoli in tappe e nel lungo periodo. Anche continuare a coltivare la socialità è fondamentale per evitare lo stress da rientro: pranzi o cene con amici favoriscono la convivialità e il relax, magari con la scusa di raccontarsi delle vacanze appena finite». Stress da rientro, le buone abitudini vanno mantenute «Quando si è in vacanza aumenta il tempo trascorso all’aria aperta, magari immersi nella natura o dedicandosi alla cultura. Contemporaneamente – continuano gli esperti .- diminuisce quello trascorso fissando schermi di tv, pc o smartphone. Anche questo ci aiuta a rilassarci durante le ferie, anche se magari non ce ne rendiamo del tutto conto. Bisognerebbe mantenere il più a lungo possibile queste buone abitudini che si acquisiscono durante le ferie, soprattutto quella di stare all’aria aperta. La luce del sole, infatti, stimola la produzione di vitamina D e di serotonina, cioè il neurotrasmettitore del buon umore».

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